itit enen

Gli animali

In questa alternanza ambientale unica nel suo genere, la fauna selvatica trova condizioni ideali per compiere il proprio ciclo vitale, soddisfacendo tutti i bisogni in quello stato di naturale libertà che la caratterizza, cioè senza dipendere dalla gestione umana diretta. Il tasso, il riccio, la volpe, la lepre, la puzzola, la faina, lo scoiattolo, il daino e il capriolo, reintrodotto con un progetto avviato nel 1999, sono di casa. E non solo. La presenza, ormai stabile, della Martora, carnivoro mustelide legato soprattutto agli ambienti forestali alpini e appenninici, che sta progressivamente colonizzando le aree prevalentemente coltivate della pianura del Po, ha spinto il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia ad avviare una ricerca, coordinata dal Prof. Prigioni e dal Dott. Balestrieri, sul comportamento territoriale e sulle preferenze ambientali di questo mammifero.

Nel cuore dell’alneta, il bosco umido di ontani, è presente una delle colonie di aironi nidificanti più importante d’Italia, costituita da garzetta, nitticora e airone cenerino. Altri aironi frequentanti regolarmente la Riserva sono l’airone rosso, talvolta nidificante, l’airone bianco maggiore, l’airone guardabuoi, la sgarza ciuffetto, il tarabuso e, negli ultimi anni, l’ibis sacro.

Durante la primavera, immergendosi nella foresta, è possibile ascoltare un vasto campionario di repertori canori, attribuibili a oltre 50 specie di uccelli nidificanti, rappresentati, per esempio, da picchi, rigogoli, torcicolli, cince, verdoni, cardellini, gufi, succiacapre. Tra i rapaci è frequente osservare la poiana, lo sparviere e il gheppio e udire il richiamo notturno dell’allocco e della civetta.

In inverno gli ambienti umidi della Riserva ospitano numerose specie di uccelli svernanti o di passo che vanno dai piccoli trampolieri, come il combattente, la pettegola, il cavaliere d’Italia, il beccaccino, agli anatidi, rappresentati in ordine di abbondanza relativa da germano reale, alzavola, marzaiola, mestolone e codone.

Tutto l’anno, invece, nelle acque che nutrono il terreno dell’Azienda Agricola, è possibile riconoscere, ma non pescare: trote, carpe, alborelle, lucci, cavedoni, vaironi, anguille.

La caccia

Il paesaggio che oggi contraddistingue l’Azienda Faunistico – Venatoria San Massimo deve le sue origini alla caccia.

Fino ai primi del ‘900 infatti questa porzione di territorio, ancora suddivisa in molteplici proprietà, era caratterizzata – come il resto della piana della valle del Ticino (in particolare quella sotto costa) – dalla forte presenza di marcite e risaie e da una quasi totale assenza boschiva.

Allo stesso tempo, il luogo risultava molto interessante da un punto di vista venatorio, essendo costeggiato dal fiume Ticino, e quindi caratterizzato da una grande abbondanza di zone umide, che favorivano la presenza di numerosi uccelli acquatici, come le anatre.

All’interno di un contesto prevalentemente agricolo, non erano rare le battute di caccia. I calendari venatori per altro erano molto meno rigidi di oggi ed era possibile cacciare tutto l’anno. Tra chi praticava quest’attività, c’erano cacciatori professionisti, ma anche una quota significativa di appassionati, per i quali era un vero e proprio hobby. Avendone la possibilità, alcuni di loro iniziarono ad acquisire porzioni di terreno dell’attuale Riserva San Massimo e, dal momento che la caccia richiedeva un ambiente non meramente agricolo – campagna pulita – ma anche boschivo, a protezione del contesto faunistico, determinarono l’inizio un processo virtuoso di creazione di un nuovo habitat locale.

Nel corso del ‘900 a San Massimo si succedettero diverse proprietà, tutte essenzialmente legate all’interesse per l’attività venatoria e, mano a mano, grazie all’acquisizione continua di nuove cascine e terreni, la tenuta si ampliò.

Dopo la seconda guerra mondiale, cambiata la logica economica, non più centrata sull’agricoltura, furono compiuti alcuni interventi sul paesaggio che diedero l’avvio a un processo di modificazione dell’habitat originale, favorendo l’insediamento di nuove specie animali, tra cui i fagiani. Le marcite vennero abbandonate, sostituite in parte da pioppeti, ma soprattutto da boschi di ontani e furono create, lungo il Ticino, molte lanche (stagni a forma di mezzaluna ricavati in anse di fiumi abbandonate dalla corrente). Ciò permise alla famiglia De Angeli, allora proprietaria, di rendere San Massimo una delle riserve più famose per la caccia di pianura e le battute al fagiano, frequentata con assiduità da molti esponenti dell’alta società.

Poi gli anni di piombo e la violenza che insanguinarono il Paese, segnarono un’inversione di tendenza. Una nuova mentalità ambientalista, particolarmente critica nei confronti di certi tipi di caccia, si impose e l’attività venatoria fu regolata in modo severo e restrittivo. Le riserve di caccia nella valle del Ticino assunsero una funzione di protezione dell’ambiente naturale, le battute di caccia diminuirono fortemente e tutto ciò favorì l’incremento di una popolazione di ungulati, quali caprioli, daini e cinghiali.

Osservazioni faunistiche

Sono stati condotti studi sull’eco-etologia del Daino (Dama dama), attualmente presente con un alto numero di esemplari, sulla fedeltà al sito di nidificazione degli aironi coloniali rappresentati soprattutto dalla Nitticora (Nycticorax nycticorax) e dalla Garzetta (Egretta garzetta) e sull’inanellamento di uccelli acquatici con particolare riferimento agli Anatidi.

Negli ultimi anni è stata avviata una ricerca sul comportamento territoriale e sulle preferenze ambientali della Martora (Martes martes), carnivoro mustelide legato soprattutto agli ambienti forestali alpini ed appenninici, che sta progressivamente colonizzando le aree prevalentemente coltivate della pianura del Po. Questa ricerca riveste particolare importanza sia per la sua originalità sia per l’elevato contenuto scientifico che contribuirà a colmare le gravi lacune conoscitive specialmente in ambito nazionale. La presenza, ormai stabile, di questa specie incrementa ulteriormente la biodiversità dell’Azienda Agricola San Massimo.

La Riserva San Massimo è meta abituale di escursioni didattico-pratiche per studenti dell’Università di Pavia impegnati nei corsi di laurea in Biologia e Scienze Naturali, tra i quali figurano gli insegnamenti di “Biologia delle popolazioni e comunità” e “Pianificazione faunistico territoriale”, impartiti dal Prof. Prigioni.